Infrastrutture: per riqualificare i condomini si pensa al 65% attraverso le ESCO

Infrastrutture: per riqualificare i condomini si pensa al 65% attraverso le ESCO

Infrastrutture: per riqualificare i condomini si pensa al 65% attraverso le ESCO

Ecco come funzionerà l'investimento massiccio della Cassa Depositi e Prestiti per mettere in moto 10-12 miliardi di lavori all'anno

L’ecobonus per i condomini non sta funzionando, o meglio, non sta dando i risultati sperati in termini di risparmio energetico. 
Recenti stime dell’ENEA mostrano che relativamente al 2013 solo lo 0,14 per mille delle superfici non finestrate dell’involucro degli edifici italiani è stato riqualificato grazie all’ecobonus.
Da qualche tempo, dal Ministero giungono annunci di una profonda revisione del meccanismo di incentivazione, con l’obiettivo di renderlo più efficiente. Recentemente il presidente di Enea Federico Testa ha presentato un nuovo meccanismo che prevederebbe l'intervento massiccio della Cassa Depositi e Prestiti per finanziare i lavori. Questo consentirebbe di superare il problema dell'incapienza fiscale e della difficoltà di cedere il credito alle imprese che hanno eseguito i lavori in condominio, escamotage introdotti dalla recente legge di stabilità ma che non stanno dando risultati per la grande difficoltà che già hanno le imprese a finanziarsi.

Sulle pagine del quotidiano Repubblica di oggi è apparso un articolo che dà come favorevolmente accolto, sia dal viceministro Morando che dal ministro Delrio il meccanismo proposto da Enea, con l'introduzione di una figura intermedia, Esco o multi -tility, che si faccia garante degli interventi. 

COME FUNZIONERA' L'INCENTIVO

 Il sistema proposto, grazie alla transizione da detrazione a incentivo, cambierebbe drasticamente il contesto attuale, soprattutto nella prospettiva degli investitori che potrebbero contare su una rendita finanziaria pluriennale certa. 
Il meccanismo proposto si applicherebbe agli interi edifici condominiali; l’ambito sarebbe quello dell’efficientamento profondo (è stata usata la locuzione “deep renovation”, ipotizzando riduzioni dei consumi dal 40 all’80%) e il beneficio sarebbe esteso a tutte le unità del condominio.
Un fondo ad hoc finanzierebbe il 90% del costo degli interventi, mentre il rimanente 10% resterebbe a carico dei proprietari.
Il fondo recupererebbe l’investimento in dieci anni incassando il 65% dallo Stato (in analogia con l’ecobonus), consentendo in tal modo alla finanza pubblica di sostenere il processo diluendo l’impegno in un periodo compatibile con le esigenze di equilibrio di bilancio.
La differenza sarebbe recuperata, in un periodo che non è stato precisato ma che si può ipotizzare anch’esso pari a dieci anni, attraverso il risparmio energetico generato, che sarebbe addebitato agli utenti degli appartamenti nella bolletta energetica, con un meccanismo analogo a quello adottato nel Green Deal britannico. La progettazione degli interventi di efficientamento sarebbe lasciata al mercato, ma sarebbe richiesta la validazione da parte di un ente terzo di natura pubblica. ENEA, come già fatto in passato, si è candidato a svolgere questo ruolo.

Questo sistema – commenta Renovate Italy- presenterebbe il vantaggio di rendere più agevole il recupero delle morosità ed escluderebbe il passaggio attraverso le spese condominiali che, spesso, è uno dei motivi che impediscono alle assemblee di condominio di deliberare le costose attività di manutenzione straordinaria delle parti comuni, a causa del timore di dover sostenere le quote dei condomini morosi.

Dal nostro punto di vista, vista l'importante numero di condomini che devono essere riqualificate, le circa 1000 Esco attualmente operative in Italia, poche delle quali con un esperienza specifica nel residenziale, non sono sufficienti per reggere il carico di lavoro, si sta parlando di circa 10 milioni di euro di fatturato incrementale a testa. Resta evidente che ben venga una analisi preventiva dei progetti fatta da un ente terzo come può essere Enea o Gse, ma molto difficilmente si potrà relegare le centinaia di migliaia di imprese edili e di professionisti al semplice ruolo di subappaltatori.